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Che cosa significano davvero i termini «naturale» e «biologico» in cosmetica?

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Che cosa significano davvero i termini «naturale» e «biologico» in cosmetica?

  • 16 settembre 2024

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Nella marea di cosmetici che si dichiarano «naturali», «biologici» e «clean beauty» torna spesso la domanda su che cosa significhino davvero questi termini. I consumatori sono sempre più informati e chiedono trasparenza sulle caratteristiche dei prodotti che scelgono, ma sul mercato regna la confusione, perché mancano definizioni univoche.











Le differenze essenziali tra cosmetica naturale, biologica e clean beauty

A grandi linee le definizioni si possono porre così:

Cosmetica naturale

Contiene ingredienti di origine naturale, cioè materie prime che si possono trovare nelle piante e in altri ambienti naturali. Sono lavorate al minimo, dunque identiche a quelle presenti in natura. Questo però non significa necessariamente che siano anche coltivate biologicamente o del tutto prive di additivi sintetici. E nemmeno significa che provengano davvero da materiale naturale, cioè che siano estratte da piante. Possono essere ottenute in laboratorio, solo che sono chimicamente identiche a quelle che troveremmo in natura.

Il termine «cosmetica naturale» si può usare piuttosto liberamente — in generale non esiste una definizione universale che stabilisca quale percentuale di materie prime naturali un prodotto debba contenere per potersi dire di cosmetica naturale. La maggior parte dei prodotti contiene in larga misura (oltre il 60 % del totale) acqua, che, prevedibilmente o meno, si qualifica anch'essa come materia prima naturale. E il resto?

Cosmetica biologica

Usa ingredienti coltivati senza pesticidi e senza organismi geneticamente modificati (OGM) e certificati da organizzazioni come COSMOS, Ecocert o USDA Organic

È un concetto meglio definito: la cosmetica biologica guarda al modo in cui le materie prime sono state coltivate. Nella cosmetica biologica si tratta davvero di materie prime che vengono dalla natura e non sono prodotte in laboratorio. Le condizioni di coltivazione ed estrazione le stabiliscono i singoli certificati. Conviene dunque conoscere i requisiti di ciascun certificato: solo così si capisce quali materie prime contenga davvero un dato prodotto biologico.

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Clean beauty

Si concentra sulla sicurezza degli ingredienti ed esclude le materie prime ritenute potenzialmente dannose, indipendentemente dal fatto che siano di origine naturale o sintetica. 

In rete si trovano numerose banche dati nelle quali si può inserire una singola materia prima (i nomi INCI che compaiono sulla confezione di ogni cosmetico) e sapere se rientri o meno nella definizione di «clean beauty».

Di fronte alle tendenze cosmetiche è utile mantenere un giudizio critico. Il settore cambia rapidamente: nuovi ingredienti, tecnologie e concetti di marketing attirano regolarmente l'attenzione, mentre ingredienti consolidati possono temporaneamente passare di moda. Questo non significa che un ingrediente più vecchio diventi improvvisamente inefficace, né che ogni nuova alternativa sia automaticamente migliore. La domanda rilevante è se un'affermazione sia supportata da prove adeguate e se l'ingrediente abbia senso nella formulazione, alla concentrazione utilizzata e per l'uso previsto.

Lo stesso vale per il concetto di «clean beauty». I cosmetici non contengono soltanto principi attivi noti come retinolo o bakuchiol, ma anche ingredienti tecnici indispensabili per stabilità, conservazione, consistenza e controllo del pH, tra cui emulsionanti, conservanti e regolatori di pH. Quando un ingrediente viene definito «pericoloso» o «un-clean», l'affermazione dovrebbe essere valutata sulla base delle prove disponibili e delle condizioni concrete d'uso, non soltanto in base all'etichetta. Un ingrediente tecnicamente necessario e legalmente ammesso non è automaticamente inferiore solo perché non rientra in una determinata tendenza di marketing.

Come difendersi dalla paura inutile dei «cosmetici dannosi»?

Ogni prodotto cosmetico immesso sul mercato dell'UE è soggetto a rigorosi requisiti di sicurezza. Il Regolamento (CE) n. 1223/2009 richiede una valutazione della sicurezza specifica per il prodotto e stabilisce divieti e restrizioni per le sostanze, oltre a liste positive per determinate categorie come coloranti, conservanti e filtri UV. I dati e le prove necessari dipendono dal prodotto, dalla formulazione, dall'uso previsto e dal profilo di rischio. Nessun cosmetico può essere garantito come privo di qualsiasi rischio per ogni individuo, ma i prodotti immessi sul mercato devono rispettare i requisiti di sicurezza applicabili nell'UE.

Il problema reale, semmai, sono sempre più i cosmetici acquistati fuori dall'UE da venditori che non rispettano le regole europee — ma questo è un tema per un'altra volta.



Che scegliate un prodotto più costoso con claim naturale, biologico o clean oppure un prodotto più semplice ed economico, prezzo e messaggi di marketing da soli non determinano sicurezza o qualità. Contano la formulazione, la conformità normativa, un'adeguata valutazione della sicurezza e l'idoneità del prodotto all'uso previsto e alla vostra pelle.

E non significa nemmeno che il cosmetico scelto sia di qualità inferiore — spesso è vero il contrario. L'efficacia di un cosmetico non è più legata da tempo al suo prezzo, meno che mai alle tendenze. Ciò che conta davvero è come reagisce la vostra pelle all'applicazione e come vi sentite usandolo.

Se avete scelto il prodotto sbagliato, a dirvelo può essere soltanto la vostra pelle.



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Ingredienti di origine biotecnologica: un cosmetico «prodotto in laboratorio» è ancora naturale?

Che cosa sono gli «ingredienti biotecnologici» e perché è importante capire questo termine?

La biotecnologia permette di ottenere ingredienti identici a quelli naturali ma non ricavati direttamente dal materiale naturale (per esempio non sono spremuti direttamente dalla pianta, ma ottenuti in laboratorio). Sono del tutto identici a quelli presenti in natura, solo che si ottengono in altro modo. Da qui nasce spesso la domanda se tali ingredienti siano ancora «naturali».

Esempi di ingredienti biotecnologici in cosmetica
  • Acido ialuronico: ottenuto per fermentazione batterica anziché per estrazione da tessuti animali. Il metodo è molto più economico e assai più rispettoso degli animali.

  • Bakuchiol: alternativa naturale al retinolo, ottenibile per sintesi, con minore impatto ambientale e migliore stabilità della materia prima. 

La maggior parte degli ingredienti biotecnologici è in effetti più sostenibile dei metodi di estrazione tradizionali (per esempio evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse vegetali), il che rende questa cosmetica tecnicamente meno dannosa per l'ambiente e moralmente più accettabile. Non di rado va di pari passo con il fatto che un prodotto che altrimenti non sarebbe vegano lo diventi.




La «cosmetica naturale» è senza sostanze chimiche? E che cosa significa davvero la parola «chimico»?

La verità sulle «sostanze chimiche» nella cosmetica naturale

Si legge spesso che un cosmetico è «senza sostanze chimiche», il che è fuorviante, perché ogni sostanza è una sostanza chimica — anche l'acqua e le vitamine. Il termine «sostanza chimica» è un termine tecnico, che descrive la composizione chimica di una sostanza e non il suo scopo né la sua pericolosità per l'uomo. La vera domanda che ci si pone, quando si chiede se un cosmetico sia «senza chimica», è piuttosto se si possano formulare cosmetici del tutto privi di additivi sintetici.

Le difficoltà principali di una cosmetica naturale al 100 %

Una cosmetica naturale al 100 % come se la immagina chi non conosce bene il concetto praticamente non esiste. Ed è giusto così, perché avrebbe più effetti negativi che positivi.

Stabilità del prodotto

Ingredienti presi dalla natura, non purificati dagli allergeni e dalle impurità né controllati durante la coltivazione, comporterebbero un alto rischio di allergie e irritazioni. Non sono nemmeno adeguatamente conservati, il che significa proliferazione di batteri dannosi nel prodotto.

Sicurezza microbiologica

Senza conservanti adeguati il prodotto diventerebbe terreno di coltura per batteri e muffe, che distruggerebbero il microbiota e il mantello acido naturale della pelle.

Efficacia

In alcuni casi gli ingredienti sintetici danno risultati migliori delle alternative naturali, proprio per la loro purezza e per l'assenza di impurità.



La soluzione pratica è usare ingredienti ammessi nella cosmetica naturale ma controllati in laboratorio, e scegliere ingredienti poco lavorati ma stabili, identici a quelli presenti in natura. È quello che la cosmetica naturale fa, ed è un bene. Le materie prime della cosmetica naturale restano comunque sostanze chimiche, e restano controllate o prodotte in laboratorio.



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Che cosa significa «greenwashing»?

Il greenwashing è una tattica di marketingcon cui le aziende sfruttano la popolarità della cosmetica naturale e sostenibile senza che i loro prodotti rispondano davvero a quegli standard.

Oppure vi rispondono, ma sfruttano l'idea confusa che il consumatore ha di che cosa significhi davvero «cosmetica verde».



I segnali del greenwashing in cosmetica sono spesso diciture vaghe, che non significano nulla di preciso — «naturale», «verde», «eco», senza alcun certificato a sostegno. La percentuale di ingredienti naturali è minima — il prodotto contiene solo una piccola quota di materie prime che corrispondono a quelle dichiarazioni (o la principale «materia prima naturale» è l'acqua), eppure viene presentato come del tutto naturale.

Spesso si tratta anche di enfatizzare oltremisura un unico ingrediente «star»: il prodotto contiene per esempio una piccola quantità di un ingrediente molto amato (per esempio l'olio di argan), ma per il resto la formulazione è in gran parte sintetica.




La cosmetica naturale è amatissima, ma definizioni e standard non sono sempre chiari. La biotecnologia apre a un futuro sostenibile in cui ingredienti naturali e di laboratorio lavorano in sinergia. Consumatori e aziende devono però stare attenti al greenwashing e pretendere trasparenza e qualità nella scelta dei cosmetici.

Soprattutto, un cosmetico «non naturale» non è automaticamente meno sicuro o di qualità inferiore, così come un cosmetico «naturale» non è automaticamente più sicuro o migliore. Sicurezza e qualità dipendono dalla formulazione, dalle specifiche delle materie prime, dai controlli di produzione, dall'uso previsto e dalla valutazione della sicurezza del prodotto, non dalla sola etichetta naturale o sintetica.













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